Territori da scoprire

I Marchi di Qualità del Vino

Origine, controlli e identità nel calice.

Tempo di lettura: 3 minuti
Cosa guardare in etichetta
  • Presenza del marchio di qualità (DOC, DOCG o IGT)
  • Indicazione della zona di produzione
  • Eventuale menzione “Riserva”, “Classico”, “Superiore”
  • Sigilli o contrassegni di Stato

Vino di Qualità

Nel settore vitivinicolo, i marchi di qualità nascono per tutelare l’origine geografica e garantire il rispetto di disciplinari rigorosi. Ma cosa significano esattamente le sigle che troviamo sull’etichetta? Conoscerle significa comprendere il valore di un vino e scegliere con consapevolezza ciò che versiamo nel bicchiere!

DOC – Denominazione di Origine Controllata
La Denominazione di Origine Controllata viene attribuita a vini prodotti in zone territoriali delimitate. 

È un disciplinare preciso a stabilire, ad esempio, i vitigni ammessi e utilizzabili, le rese per ettaro, le tecniche di vinificazione, la gradazione minima e le caratteristiche chimiche – oltre che organolettiche. Prima della commercializzazione, ogni vino DOC è sottoposto a precisi controlli analitici e a verifiche qualitative, per garantire il rispetto di tutte le regole stabilite.

DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita
La DOCG rappresenta un livello superiore rispetto alla DOC. 

Oltre ai controlli previsti per i vini DOC, ogni lotto di vino DOCG viene sottoposto a un ulteriore esame organolettico prima dell’immissione sul mercato. Le bottiglie DOCG sono contrassegnate da una fascetta di Stato numerata, che garantisce tracciabilità e autenticità: si tratta di denominazioni sempre molto rappresentative e storicamente consolidate.

IGT – Indicazione Geografica Tipica
Questa denominazione identifica vini legati a un’area geografica ampia ma definita.
I disciplinari sono meno restrittivi rispetto a DOC e DOCG, lasciando maggiore libertà produttiva, pur garantendo l’origine territoriale e il rispetto di standard qualitativi. L’IGT ha spesso valorizzato innovazione e sperimentazione, senza perdere il legame con il territorio.

Dal 2009 la normativa europea ha armonizzato le denominazioni DOC e DOCG, che rientrano oggi nella categoria DOP, mentre IGT rientra nella categoria IGP. Le denominazioni tradizionali restano però visibili in etichetta, perché fanno parte della cultura enologica italiana.

Inoltre, nel settore agroalimentare, le certificazioni più conosciute sono DOP, che indica una Denominazione di Origine Protetta; IGP che certifica una Indicazione Geografica Protetta; IGT che certifica una Indicazione Geografica Tipica. Se vuoi saperne di più leggi l’articolo I Marchi di Qualità Agroalimentare

A tutela del territorio 

Le certificazioni nel vino nascono per difendere le produzioni tipiche, per contrastare le imitazioni e la concorrenza sleale, per garantire più qualità e controlli, per valorizzare i territori e i loro vitigni autoctoni: non si tratta solo di una classificazione tecnica, ma di un sistema di tutela che protegge l’identità e la reputazione di tutti i prodotti, anche oltre i confini nazionali! 

Nel settore vitivinicolo, infatti, la tutela della denominazione impedisce l’uso improprio di nomi geografici o evocativi che potrebbero generare confusione nel consumatore. Inoltre garantisce che solo i vini prodotti secondo il disciplinare possano riportare quella sigla in etichetta. I marchi dei qualità del vino sono una garanzia di qualità per il produttore, per il consumatore e per il territorio.

 

Il consiglio "Buono a Sapersi"

Quando scegli un vino DOC, DOCG o IGT, ricorda che stai scegliendo un territorio, una tradizione e un sistema di controlli che ne garantisce l’autenticità.

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